International Open Data Day 2014. La giornata di Cagliari.

L’ultima parte della mattinata si è svolta all’insegna del dibattito intorno ai tema della cultura, della lingua sarda e di come questi possano conciliarsi con i dati.

L’intervento di Andrea Zedda dal titolo “Cultura, lingua sarda e mondo Open” ha introdotto il tema del dibattito attraverso il racconto dell’esperienza di un gruppo di utenti sardi che qualche mese fa hanno intrapreso un’azione di mapping per rinominare l’intera toponomastica della Sardegna in lingua sarda. Il lavoro è stato fatto su Google Maps e non è andato a buon fine perchè dopo qualche mese google ha provveduto a riportare i nomi al loro originale in lingua italiana. I mappatori indipendenti erano stati contattati dal gruppo sardo di OpenStreetMap e messi in guardia sull’errore di fondo della loro azione: la stessa operazione poteva essere fatta, liberamente, su OpenStreetMap. La piattaforma Google Maps, nonostante sia modificabile, non è una piattaforma aperta perchè tutto ciò che noi facciamo quando la utilizziamo è di proprietà di google, che decide come e se usare le informazioni che noi gli forniamo. L’esempio dimostra quanto ancora ci sia da lavorare in termini di conoscenza degli strumenti e delle licenze che ne regolano l’utilizzo. Wikipedia, l’enciclopedia libera, ha un buon numero di contributori sardi ma poca partecipazione in termini di inserimento di voci in sardo. Al contempo la comunità di OpenStreetMap, la mappa libera, si sta ampliando ogni giorno e ad oggi 912 utenti sardi vi contribuiscono.
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L’avanzamento in termini di informazione e formazione sul tema dell’open data e dei suoi strumenti procede a rilento.
Che cosa, dunque, si può fare per coinvolgere gli utenti sardi in queste e altre iniziative digitali?

Il primo a rispondere alla domanda è stato Amos Cardia, pubblicista esperto di bilinguismo. Amos evidenzia subito quanto la Sardegna sia a suo parere in stretta relazione con il web e ripercorre il suo viaggio attraverso la scoperta del web. I primi strumenti utilizzati sono state le mailing list. Con esse ci si è avvicinati per la prima volta al web; per parteciparvi era necessaria l’apertura di una casella e-mail, la scoperta del funzionamento dello strumento e l’idea di aprire una propria lista tra utenti conosciuti.
La lingua sarda è intervenuta, nel web, solo successivamente. Il primo passo è stata la trasposizione del dizionario di sardo di Mario Puddu in dizionario elettronico. La versione cartacea, a pagamento, era di difficile reperibilità; ma con la nascita del dizionario elettronico tutti hanno potuto accedere liberamente alla conoscenza del sardo. In quello stesso periodo, anche a livello europeo, diverse ricerche hanno indagato l’utilizzo di lingue minoritaria per siti e portali; è stato organizzato, anche in Sardegna, il primo convegno sul tema per discutere sulle possibilità del sardo come lingua di utilizzo per le discipline informatiche. Una breve ricerca svolta per l’occasione sulle altre lingue minoritarie rivelò quanto queste continuassero a svilupparsi, nonostante l’imporsi dell’inglese, con un vocabolario proprio. In questo contesto è intervenuta in quegli anni la nascita di IRS e con essa gli esperimenti di TV e radio online che hanno dimostrato alcune delle potenzialità del web.
Il forum della provincia di Cagliari per la definizione dello standard del campidanese, nel 2009, è stato un esempio di valorizzazione della lingua accompagnata da uno dei primi esperimenti di partecipazione online: prima della votazione sulla standardizzazione da parte della giunta si decise di aprire un forum per una consultazione popolare sul tema; i cittadini poterono accedere liberamente alla bozza del manoscritto, analizzarlo e proporne delle modifiche. In Sardegna, conclude Amos, servirebbe un progetto condiviso sul bilinguismo, volto alla tutela e alla conservazione della lingua anche attraverso gli open data e la libera partecipazione dei cittadini.

L’intervento seguente è stato quello dell’imprenditore Sandro Usai che ha proposto l’idea di un dizionario di sardo parlato: Wikizionario. L’idea è quella di creare un portale che raccolga le parole del sardo che sono uniche e spesso intraducibili nelle altre lingue. Le parole potrebbero essere accompagnate dalla dicitura del sardo di appartenenza, identificando quindi il contesto geografico, il significato della parola ed anche un audio che aiuti nella pronuncia e nel tono. In correlazione si potrebbero raccogliere anche i modi di dire, le parole in disuso, tutti quei termini che col tempo e con l’inutilizzo nel linguaggio comune si stanno perdendo. L’intento è quello di far nascere una comunità di appassionati che con l’aiuto di un ristretto comitato scientifico proceda all’individuazione dei lemmi e della loro definizione corretta.
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A conclusione della mattinata è intervenuta Ilaria Porcu, coordinatrice del sistema bibliotecario Videomedia e Monserratoteca (la biblioteca di Monserrato). Il progetto proposto da Ilaria è indirizzato alle scuole medie dei comuni di Assemini, Decimomannu ed Elmas e si chiama “Wikipedia va in biblioteca”. Alla scuola di Monserrato è stato proposto di selezionare delle classi da far partecipare ad una lezione su Wikipedia.
L’enciclopedia libera è largamente utilizzata dagli studenti, ma la comprensione del mezzo non è del tutto ottimale, anzi spesso l’utilizzo che se ne fa non è corretto e non aiuta i ragazzi a crescere ed imparare in quanto solo esercizio di copia e incolla. L’idea è promuoverne un utilizzo più partecipato e consapevole. Utilizzando i materiali della biblioteca, i ragazzi potrebbero elaborare delle voci che sono poco presenti o poco conosciute: un modo di dire, un dolce tipico ed inserirle su Wikipedia. Tutti temi e informazioni disponibili in biblioteca.
L’obiettivo del progetto è quello di imparare ad usare al meglio wikipedia e al contempo imparare la collaborazione.

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2 pensieri su “International Open Data Day 2014. La giornata di Cagliari.

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