Data Journalism: Chi, cosa, quando, dove e perché.

Come già specificato nell’articolo precedente, il data driven journalism (che da ora chiamerò ddj) è una declinazione giornalistica di stampo puramente anglosassone, così come lo è anche la cosiddetta regola delle 5W: WHO (Chi), WHAT (Cosa), WHEN (Quando), WHERE (Dove), WHY (Perché) e cioè le varie domande che rappresentano i pilastri sui quali un buon articolo deve essere costruito.

In questo post ho intenzione di descrivere in linea di massima quel che c’è dietro la realizzazione degli articoli basati sui dati, a tal fine, per rimanere nel buon stile d’oltremanica/oceano, ho deciso di servirmi dello  schema delle 5W in maniera chiaramente esplicita .

CHI

Iniziamo da chi fisicamente partecipa alla creazione di questi articoli. Analizzando la composizione delle redazioni delle più importanti testate che si occupano del tema, si può evincere che la il team ideale, il minimo comune multiplo in grado di produrre dei pezzi di data journalism di buona qualità è composto da:

  • un giornalista

  • un esperto di dati

  • uno sviluppatore

  • un grafico

La presenza della figura del giornalista è scontata in quanto rappresenta la componente fondamentale del processo lavorativo, colui che ha il compito di fiutare la notizia, fare le domande, strutturare l’intero articolo e raccontare una storia.

È essenziale però che il giornalista sia affiancato nel suo lavoro da un esperto di dati, un cosiddetto data scientist, cioè una persona che sappia leggere complicati database e dataset, in grado di dare un senso a quell’enorme susseguirsi di cifre e valori. Il data scientist deve valutare la qualità della fonte, trattare, elaborare e sintetizzare i dati per estrapolare da essi delle informazioni esplicite e implicite. Il prodotto del suo lavoro sono delle analisi, delle tabelle e  grafici idonei nel delineare la struttura dell’articolo.

Altra figura basilare è quella dello sviluppatore, spesso definito in maniera un po’ semplicistica hacker, cioè colui che è in grado di elaborare del codice, tirar fuori dai siti web, dai database e dai vari file  i dati in essi intrappolati. Lo sviluppatore deve essere inoltre capace di creare delle visualizzazioni (grafici, mappe ecc…) accattivanti ed interattive ideate per far navigare il lettore nei dati e permettergli di leggere l’articolo in una maniera diversa e meno passiva rispetto al modello classico. Nell’era del web questa figura è sempre più importante e in molti casi determinante per il successo e la qualità di un articolo.

Stesso discorso per quanto riguarda il grafico. Quasta figura ha il compito di capire quali sono i punti dell’articolo e delle visualizzazioni da mettere in risalto, quali mezzi e schemi utilizzare per rendere l’articolo interessante e semplice da leggere per il lettore. Insomma deve essere in grado di rendere la lettura piacevole e chiara per l’utente. L’apporto del grafico si traduce nel ddj in eleganti ed esemplificative infografiche.

Comunque sia, questa è solo una tipizzazione di una redazione di data journalsm. Nella realtà i confini professionali e la divisione del lavoro risultano essere molto meno chiari e marcati. Il più delle volte, a causa dell’ormai strutturale mancanza di fondi e della crisi del settore, il giornalista si adatta o si presta a cimentarsi nel campo dell’elaborazione dati, così come lo sviluppatore che finisce anche col fare il lavoro del grafico.

Al contrario nei casi in cui i fondi non mancano troviamo redazioni che al loro interno hanno un organico molto nutrito. Questo accade soprattutto negli USA dove la divisione del lavoro è quindi più definita e abbiamo degli specialisti in ogni campo., per cui troviamo anche le figure del project manager e dei consulenti esterni spesso provenienti dal mondo accademico.

Insomma, mentre il giornalismo classico può essere un lavoro da one-man-band, il data journalism è molto difficile che lo sia.

COSA

Un articolo ddj può trattare di qualunque argomento, l’importante è che sia sostenuto da una fonte dati completa, coerente e qualificata. L’articolo deve quindi essere formato da fenomeni misurabili quantitativamente e/o qualitativamente e su di esso vanno poi applicati i fondamenti della statistica.

I temi trattati possono essere i più disparati, dalle classiche tematiche di natura economica e sociale, a quelli di cronaca e perché no, cercare di raccontare in questo modo anche i temi più leggeri.

L’importante, come detto, è avere una base dati dalla quale partire e alla quale riferirsi continuamente nell’articolo.

DOVE

Dove prendere questi benedetti dati? Come sappiamo la fonte primaria è ormai il web. Sembra ormai un disco rotto il sentirsi dire che siamo sommersi quotidianamente da un diluvio di dati, però è senz’altro vero  il fatto che il web rappresenti una miniera senza fondo sotto questo punto di vista. I giornalisti possono attingere dalla rete un’enorme quantità di informazioni di qualunque tipologia e provenienza.  In questa prospettiva sta dando un’ulteriore spinta il crescente movimento open data che promuove la liberazione dei dati pubblici e non,  affinché vengano rilasciati in modo che siano facilmente rielaborabili e soprattutto che il diritto al riuso sia garantito per l’utente.

Ma i siti web sono di per se comunque delle ottime fonti, a prescindere dal fatto che contengano open data o meno. In questo contesto si fa sentire l’importanza di poter disporre dell’aiuto di uno scraper/sviluppatore che dia una mano al giornalista nel tirar fuori i dati ingabbiati nelle varie pagine.

La rete comunque non è ovviamente l’unica fonte disponibile. Spesso è necessario andare a scovare fisicamente le basi dati laddove sono stipate, quindi i vari archivi, che possono contenere materiale cartaceo ma anche digitale. È quindi comunque necessario sviluppare dei contatti e relazionarsi con i vari funzionari pubblici, i responsabili delle aziende o comunque i propri informatori, insomma tutte quelle metodologie che hanno caratterizzato il classico giornalismo old scool.

QUANDO

Quali  sono i tempi nei quali viene scritto un articolo ddj? Questo dipende molto dal tipo di pezzo che si vuole scrivere, i tempi cambiano ovviamente nel caso si decidesse di fare un breve  approfondimento su un articolo di cronaca oppure condurre un’indagine vera e propria.

Certamente la tempistica è un qualcosa che è sempre molto apprezzata e che può fare la differenza, e se si fa parte di un team affiatato, composto da membri di talento e si lavora con procedure organizzative consolidate, è possibile scrivere un articolo di ddj in tempi brevissimi.

Un esempio ci viene dal solito The Guardian. Il 15 gennaio 2013 a Londra accadde un fatto che suscitò molto clamore: si schiantò un elicottero nel cuore della città. Il giorno dopo il Datablog del Guardian riuscì a scrivere un pezzo riguardo al numero di elicotteri che nei vari mesi dell’anno sorvolano i cieli della città. L’articolo, seppur breve e puramente descrittivo aveva tutte le caratteristiche tipiche del data journalism.

Altre volte invece sono necessari tempi molto lunghi, soprattutto se la materia trattata è delicata, i dati son di difficile reperimento e si cerca di coprire un territorio piuttosto vasto. Un esempio di questo genere  è l’indagine tutta italiana di Mario Boscolo condotta per conto di wired.it sullo stato degli ospedali nel territorio nazionale.

Comunque sia  se si vuol rimanere sul sicuro, i vecchi trucchi giornalistici funzionano sempre, come ad esempio i coccodrilli, i necrologi scritti in anticipo e pronti ad essere pubblicati qual’ora la persona di cui parla l’aricolo dovesse passare a miglior vita. Ecco un esempio sulla Thatcher.

PERCHÉ

Le nuove tecnologie digitali portano nuovi sistemi di produzione e diffusione della conoscenza nella società. Il data journalism può essere inteso come il tentativo di adattarsi e rispondere a quasti cambiamenti proponendo nuove modalità attraverso le quali divulgare le informazioni, proponendo articoli a più dimensioni che consentono ai lettori di esplorare le fonti alla base della notizia, incoraggiandoli a partecipare al processo di creazione la valutazione delle storie raccontate.

Tim Bernes Lee, l’inventore del web, a tal proposito afferma:

“Il Data driven journalism è il futuro. I giornalisti devono imparare a comprendere i dati.  Si è abituati a reperire informazioni parlando con le persone al bar, e questo lo si può ancora fare certe volte. Ma ora è possibile anche fare del giornalismo studiando attentamente i dati, utilizzando gli strumenti adatti ad analizzarli ed estrapolando quel che c’è di interessante“.

Per concludere, Simon Rogers ci mostra come ha creato la mappa dei meteoriti caduti nella superficie terrestre dei quali siamo a conoscenza.

Buon ddj a tutti.

Andrea Zedda — Sardinia  Open Data, Kode srl

 N.B

Questo articolo è stato pubblicato anche da Sardarch

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